La controffensiva liberalizzatrice di Monti per sfidare la recessione

“La crescita non si costruisce in laboratorio”, e “il bilancio pubblico non può favorire la crescita”: partendo da questi due assunti, contenuti nella relazione introduttiva alla bozza del decreto liberalizzazioni, e viste le prospettive cupe dell’economia italiana, il governo si appresta oggi – in Consiglio dei ministri – a intraprendere una strada quasi obbligata.
20 GEN 12
Ultimo aggiornamento: 00:41 | 7 AGO 20
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“La crescita non si costruisce in laboratorio”, e “il bilancio pubblico non può favorire la crescita”: partendo da questi due assunti, contenuti nella relazione introduttiva alla bozza del decreto liberalizzazioni, e viste le prospettive cupe dell’economia italiana, il governo si appresta oggi – in Consiglio dei ministri – a intraprendere una strada quasi obbligata: quella delle liberalizzazioni. D’altronde proprio ieri il Fondo monetario internazionale ha rivisto al ribasso le prospettive economiche del paese: quest’anno il pil scenderà del 2,2 per cento, e dello 0,6 nel 2013. Il Foglio, bozze di decreto alla mano, ne ha parlato con uno dei massimi esperti in materia, Alberto Pera, primo segretario generale dell’Antitrust dal 1990 al 2000: “Non sono soltanto le risorse pubbliche a essere limitate, come dimostrano i dati del credito bancario. Attivare il funzionamento del mercato, e nello specifico attivare risorse private, è quindi al momento il modo migliore per sostenere lo sviluppo”. La filosofia di fondo del decreto è quella giusta, anche se Pera, entrando nel merito di quanto trapelato finora dal provvedimento, mostra di non voler fare sconti al governo Monti. Salvo premettere che “il provvedimento di liberalizzazioni è importante e vasto. Se approvato nella forma attuale, equivarrebbe alla ripresa di un processo interrotto alla fine degli anni Novanta”. Non si salvano nemmeno le lenzuolate dell’ex ministro Pier Luigi Bersani? “Di fatto sulle liberalizzazioni abbiamo perso perlomeno un decennio”, replica Pera, a lungo commentatore del Sole 24 Ore.

Gli aspetti migliori del testo, secondo l’ex segretario generale Antitrust, non sono però quelli su cui si è concentrata finora gran parte del dibattito mediatico e politico, taxi e farmacie: “Piuttosto, da quant’è che si parlava di una authority indipendente per i trasporti? Con l’Autorità delle reti finalmente è stata istituita”. “Una regolazione concorrenziale” e terza non potrà che favorire l’accesso di altri operatori nel mercato, è il ragionamento di Pera. Il che sarà facilitato proprio dalla separazione annunciata della rete ferroviaria (Rfi) da Fs, che dovrà essere attuata appunto da una nuova Autorità.
Una tesi simile era sta a lungo dibattuta per il settore energetico, e ora la separazione netta tra produttore e gestore della rete del gas dovrebbe vedere la luce. Un’altra sorpresa positiva, secondo Pera, è costituita dall’intervento sugli ordini professionali. Lo stesso ex dirigente dell’Antitrust, solo un mese fa, non ci avrebbe scommesso: “L’abolizione delle tariffe minime, come anche l’ampliamento della pianta organica dei notai, con concorsi per 1.500 posti da qui al 2014, sono aspetti positivissimi”. Come pure da sottolineare è l’intervento sul commercio, con l’impegno dello stato a non interferire su orari di apertura e chiusura dei singoli esercizi: “L’esecutivo fa bene a ribadire, anche nel testo del decreto, che negli ultimi anni proprio in quelle regioni che hanno liberalizzato di più, e in quei settori in cui i vincoli sono stati abbattuti, le pressioni inflazionistiche sono state minori e le opportunità per il consumatore maggiori”.

L’intervento sulle farmacie, invece, è allo stesso tempo sintomatico delle positive innovazioni ma anche dei limiti dell’impostazione governativa: “Il piano è coraggioso quando abbassa a 3.000 la soglia di abitanti necessaria per nuove aperture e consente di aprirne anche in aeroporti, e concede deroghe al ‘quorum’ della popolazione per aprire in aeroporti, stazioni ferroviarie, centri commerciali – osserva Pera – Molto più reticente quando si tratta di garantire la possibilità di far gestire le stesse farmacie anche a società e imprese”. Così però, spiega l’esperto, si rimane a una fase di “mancata industrializzazione” del settore dei servizi. Mentre tale industrializzazione sarebbe necessaria, specie “per attirare capitali esteri”. L’altro importante limite che Pera individua nel pacchetto di liberalizzazioni è costituito da alcuni “eccessi di paternalismo”. Monti liberalizza ma con le maniere del sovrano assoluto, non è una contraddizione? “Si prenda il settore delle banche: introdurre per decreto le condizioni per il cosiddetto ‘conto corrente di base’, fissare allo stesso modo le commissioni per il Bancomat, non si tratta forse di eccessi paternalisti? Sarebbe meglio che fosse la concorrenza a fornire certi strumenti”. La logica classica degli interventi di antitrust, ricorda Pera, è quella della rimozione di vincoli alla concorrenza, “e non di scelte autoritative e discrezionali come invece pare stia avvenendo nella riforma della rete di distribuzione dei carburanti, dove il governo arriva a decretare la nullità di accordi tra privati”. Nel futuro “sarà importante capire se tali eccessi saranno corretti – conclude Pera – Per ora resta un messaggio positivo di fiducia all’opinione pubblica”.